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Vita da mamma

Il secondo figlio quasi come fosse il primo

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Tempo fa lessi un post in cui l’autrice raccontava di come il secondo figlio, per lei, fosse stato il figlio della consapevolezza: leggendo le sue parole mi sono ritrovata a condividerle, ma non sempre.

Perché oggi, con un bimbo di due anni ed uno di sei mesi, mi ritrovo con ansie che la prima volta non avevo, altro che consapevolezze!

Suona strano da leggere ed ancor più da scrivere. Con il primo figlio a farla da padrona c’è stata l’incoscienza, ero più serena per ogni cosa, mentre adesso no, a metterci lo zampino ci sono gli inconvenienti di cui prima non avevo esperienza.

A partire già dalla seconda gravidanza, nessuna delle due è stata tranquillissima (non sarà una malattia, ma scoppiare di salute vuol dire ben altro per quel che mi riguarda poi con l’ultima ho avuto qualche problemino in più), ma un conto é poter riposare e gestire il proprio tempo seguendo i bisogni del momento, un conto é trascorrere le giornate scandite dai ritmi di un quasi duenne, con la pancia da dover difendere perché costantemente in pericolo causa lanci di oggetti vari, manate e calci. Per quanto si possa pensare che i nove mesi con un altro bimbo a cui badare siano differenti dalla prima volta, la realtà non si può capire finché non viene vissuta.

E nel quotidiano? Se due anni fa prima di uscire di casa vestivo il piccolo in base a come stavo io, ora non faccio che chiedermi se è troppo o troppo poco, se sono in un ambiente chiuso e qualcuno starnutisce vado in paranoia completa e mi vedo già circondata da fialette per aerosol ed antibiotici.

Il secondo figlio così come il primo lo allatto al seno con aggiunta di latte artificiale, per ovvie ragioni lo tengo meno al seno e mi dispiace tanto che di più non si può, così anche se di fatto questa volta ho molto più latte e dovrei esserne felice mi sembra di fargli mancare quelle coccole che il grande aveva tutte per sé, allora ho la consapevolezza che l’ultimo arrivato non goda delle stesse attenzioni di cui godeva suo fratello e si insinua il pensiero che possa influenzare la fiducia in se stesso, il suo carattere e mille altri pensieri (leggere tanto in gravidanza fa male, molto male). Allo stesso tempo a volte mi sembra  di aver privato il grande di tutto ciò che aveva.

Insomma i sensi di colpa abbondano.

Ora come ora mi sento di dire che il secondo figlio sia a sua volta una sorta di prima volta: è il primo bambino con un altro, ancora piccolino per giunta, è il primo bambino di cui mi occupo con un bagaglio di esperienze che non sempre servono perché questi cuccioli hanno già il loro caratterino.

Se non altro quando mi fermo a riflettere non posso fare a meno di pensare la cosa più importante: questa seconda gravidanza, la volontà di avere un secondo figlio quando il primo compiva un anno, è il dono più grande che potessimo fare ai nostri piccoli che avranno modo di affrontare la vita sempre uno accanto all’altro e non essere mai soli.

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4 Commenti

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